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» Adolescenti, Facebook e crescita a cura di Amatra Ferrero


I pericoli dei mezzi informatici
I danni che può provocare un eccessivo uso dei social network, da parte dei ragazzi, è un tema che probabilmente avete già sentito trattare, ma tengo a sottolinearlo e approfondirlo per i genitori e per tutti gli adulti che abbiano un ruolo educativo.
Credo sia estremamente importante conoscere cosa stiamo negando a questa generazione, permettendogli un uso sconsiderato di quello che appare come uno svago o un gioco, innanzitutto per prenderne consapevolezza e per prevenire future problematiche.
Sappiamo veramente quanto possano essere (non lo sono sempre) pericolosi i mezzi informatici di oggi?
 
Computer, cellulari, tablet e quant'altro, con accesso a internet e lasciati incustoditi nelle mani dei ragazzi, possono provocare alla loro crescita non pochi squilibri e mancanze. Normalmente non sono danni gravi o irreversibili, ma certo non facilitano loro uno sviluppo equilibrato e la formazione dell'identità, obiettivo primario dell'adolescenza; questione che inoltre rende ancor più difficoltoso il compito educativo dei genitori. 
Ritengo quindi fondamentale parlare di questo tema in una logica non di cura, ma piuttosto di prevenzione di problematiche successive e per promuovere il benessere e una crescita equilibrata degli adulti di domani.
Quando parlo di adolescenti mi riferisco alla fascia d'età tra gli 11 e i 20-21 anni, momento complicato in cui si stabiliscono e si apprendono gran parte delle conoscenze sul mondo, si struttura l'identità, le modalità relazionali e interpretative della realtà, si impara a scegliere e decidere, si sperimenta l'autonomia, si acquisiscono valori e si inizia a fare progetti e immaginarsi nel futuro. Mi pare chiara la rilevanza delle esperienze fatte in questo periodo e quanto possano influenzare il tipo di persona adulta che diventerà quel ragazzo o ragazza.
 
 
I prodotti che offre internet e come li possono usare i ragazzi
 
L'occupazione principale è creare una pagina Facebook, personalizzarla e aggiornarla, dando un gran numero di informazioni personali: cosa ci piace, quanti amici abbiamo, cosa facciamo durante la giornata, come ci sentiamo, dove siamo stati e tutte le nostre foto migliori. Facebook è un social network ormai usato praticamente da tutti, ma stanno emergendo nuove dipendenze specifiche a causa del tempo che gli dedichiamo nella nostra giornata. 
Cosa vuol dire per un adolescente avere il proprio profilo? Innanzitutto che è come tutti i suoi coetanei, preoccupazione fondamentale di questa età, in cui si ha la necessità di riconoscersi, assumere un proprio ruolo, identificarsi, ma con qualcun altro diverso dai genitori. La figura genitoriale diventa obsoleta e si ha bisogno di “essere” e “sentirsi” diversi da loro.
Rivelare la propria personalità e identità tramite un social network implica per i ragazzi innanzitutto diventare tutti simili, tutti omologati a dei canoni precostituiti, senza troppe possibilità di distinguersi, poiché si esprimono tutti allo stesso modo, con lo stesso linguaggio, quindi perdono la propria unicità e specificità.
In seconda istanza danno un'immagine di loro non sempre veritiera, filtrata, limitata. 
La popolarità, la piacevolezza, l'accettazione dipendono da quanto sono carini o sexy o spiritosi nelle foto che pubblicano, dal numero di amici che hanno (non importa se sono relazioni significative, basta conoscere nome e cognome), da quanto è popolare il cantante che ascoltano, da quanti post pubblicano, da quante volte aggiornano il profilo in una giornata, a quanti eventi hanno partecipato e così via.
Essenziale poi diventa controllare ogni istante cosa fanno gli altri, cosa scrivono e rispondereimmediatamente per non rimanere esclusi dagli ultimi avvenimenti.
 
Salta subito alla mente che il metro di giudizio è quantitativo piuttosto che qualitativo. Tutto dipende dalla quantità di tempo che un ragazzo dedica all'attività di “mettersi in mostra” di fronte agli altri. Inoltre sono sempre più concentrati a misurarsi in base a quello che fanno le altre persone, piuttosto che essere creativi e se stessi, dedicandosi a ciò che realmente gli interessa. 
Questo è uno dei primi valori che si instaura nella mente dei ragazzi se lasciati troppo tempo su questo social network: ad apparire piuttosto che ad “essere”, a competere piuttosto che ad autoconoscersi. Le relazioni e la comunicazione non sono mai ad un livello profondo o intimo, ma basate su botta e risposta, sul “mi piace”, sui commenti positivi o negativi delle attività di altre persone. 
Di recente inoltre, il sito è stato aggiornato con dei giochi accattivanti e gratuiti. Si basano sulla logica di tenere più tempo possibile i ragazzi su quella pagina, sulla competitività, sull'uso dei contatti degli amici per avere più vite o per ottenere diversi vantaggi. Più persone si hanno nella lista degli amici, più possibilità si avranno di vincere o passare al livello successivo. Anche se i livelli sono brevi e non difficili da superare, sono tantissimi e una persona rimane ore davanti allo schermo a portare avanti anche più giochi contemporaneamente.
 
Si chiama “social”, ma le reali possibilità di socializzazione vengono ridotte sempre di più proprio dai meccanismi con cui è costruito questo sito. Le ore passate a giocare o a caricare foto o cercare video da pubblicare, sono ore tolte alla vera socialità, alle relazioni significative, alla possibilità di stringere vere amicizie perché non ci si conosce realmente, alla creatività, all'esplorazione del mondo, a fare esperienze reali.
I ragazzi, abituati a comunicare e muoversi in un mondo virtuale incontrano poi diverse difficoltà quando si trovano di fronte a situazioni impreviste della vita. Hanno timore a parlare in pubblico, a relazionarsi con persone che non conoscono, ad assumersi ruoli e responsabilità, a prendere impegni, a usare la creatività, ad assolvere piccole incombenze quotidiane e familiari, a chiedere aiuto, a prendere decisioni.
Il mondo rischia di diventare sempre più estraneo e sconosciuto invece che noto ed esplorabile.
Questa è l'età in cui si dovrebbero fare le prime esperienze di autonomia, di conoscenza del contesto di vita, di relazioni amicali e affettive, di scoperte di sé e dei proprio interessi, dei propri obiettivi.
Come imparano a crescere, a diventare adulti, se non conoscono la realtà che li circonda, se non hanno la possibilità di esperirla?
Si chiudono sempre più in loro stessi, tanto che un’interrogazione li spaventa, sorgono mille paure e ansie, non acquisisco l'autonomia necessaria per tentare di risolvere i loro problemi da soli, fanno fatica a identificarsi, a distinguersi e capire chi sono, cosa vogliono e di conseguenza non imparano a scegliere per sé stessi.
 
Non sostengo che bisogna togliere ai ragazzi questo mezzo di comunicazione importante per loro; ogni generazione ha avuto i propri strumenti per socializzare e sentirsi parte di un gruppo, dall'abbigliamento agli sms, ma bisognerebbe fare attenzione alla quantità e alla qualità del tempo che i ragazzi passano su internet, non lasciare che diventi la loro principale preoccupazione, dargli maggiori possibilità di fare esperienze diverse e soprattutto, non sottovalutare quelle che possono essere le conseguenze negative.
È importante conoscere questi strumenti e capire a quali bisogni sopperiscono, proprio per dare la possibilità ai ragazzi di soddisfarli in maniera più vera, più realistica, più duratura, affinché diventino persone autonome, sicure di sé e capaci di controllare la propria vita. 



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17/03/2015
da marinella
IMPORTANTI CONSIDERAZIONI ANCHE PER GLI ADULTI!


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